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La stabile organizzazione in Italia da parte di soggetti non residenti
L’emanazione durante il 2010 di norme e direttive riguardanti il tema “transfer pricing” fra società residenti in due Stati diversi, nonché la particolare attenzione che ultimamente l’Amministrazione Finanziaria italiana dedica ai rapporti commerciali con l’estero fa sì che le modalità con le quali i soggetti non residenti lavorano in Italia dovranno essere riesaminati e verificate. Un tema di fondamentale importanza rappresenta, pertanto, il concetto di stabile organizzazione, in quanto al realizzarsi della stessa scattano determinati obblighi contabili e fiscali, la cui mancata osservazione viene severamente sanzio

 

L’emanazione durante il 2010 di norme e direttive riguardanti il tema “transfer pricing” fra società residenti in due Stati diversi, nonché la particolare attenzione che ultimamente l’Amministrazione Finanziaria italiana dedica ai rapporti commerciali con l’estero fa sì che le modalità con le quali i soggetti non residenti lavorano in Italia dovranno essere riesaminati e verificate.

Un tema di fondamentale importanza rappresenta, pertanto, il concetto di stabile organizzazione, in quanto al realizzarsi della stessa scattano determinati obblighi contabili e fiscali, la cui mancata osservazione viene severamente sanzionata.

 

1. Lineamenti della disciplina

La stabile organizzazione si caratterizza per la presenza in Italia di una sede fissa d’affari in cui l’impresa estera esercita in tutto o in parte la sua attività.

 

Ci sono, però, casi in cui l’elemento umano, in senso lato (persone) basta da solo a realizzare l’ipotesi della stabile organizzazione. In questi casi la relazione di dipendenza dall’impresa determina una stabile organizzazione, ancorché faccia difetto l’installazione fissa (cioè avere una sede fissa in Italia).

Gli elementi essenziali della stabile organizzazione personale sono:

1.       la “dipendenza” della persona (fisica o giuridica) dall’impresa estera, tanto che si parla di “agenti dipendenti” (elemento soggettivo);

 

 

2.       l’esercizio di poteri che permettono all’agente di concludere contratti a norme dell’impresa estera, connesso al carattere di abitualità dell’esercizio dei predetti poteri (requisito oggettivo).

 

1.1 La “dipendenza” della persona (elemento soggettivo)

L’Ocse chiarisce che una persona non costituisce stabile organizzazione dell’impresa per conto della quale svolge la sua attività soltanto se:

-          essa è indipendente dall’impresa sia dal punto di vista giuridico che economico

-          essa opera nel quadro normale della propria attività allorché svolge attività per l’impresa.

Si tratta di due condizioni che devono verificarsi congiuntamente. E’difficile che la seconda si verifichi nel caso in cui l’agente sia effettivamente un lavoratore dipendente dalla casa madre.

Relativamente all’indipendenza economica, se l’attività svolta da una persona a favore dell’impresa estera è vincolata da istruzioni dettagliate, ovvero è sottoposta ad un esteso controllo da parte di tale impresa, non è possibile ravvisare l’indipendenza dell’agente dall’impresa stessa.

Un indice dell’indipendenza economica è costituito dalla presenza di rischio imprenditoriale in capo all’agente. Un ulteriore indizio dell’indipendenza economica è costituito dal fatto che l’agente abbia più di una società preponente. 

è Con circolare 21 genanio 1975, n. 350300, l’Amministrazione finanziaria ha affermato che l’ambito dell’ordinaria attività di un agente indipendente è costituito essenzialmente nella rappresentanza di più imprese, per cui non può ritenersi che l’agente indipendente agisca nell’ambito della sua normale attvità, se questa attività consiste soltanto nel trattare per conto della sola impresa in qualità di intermediario con esclusiva.

 

Si osserva che in linea di principio secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione una società residente in Italia e controllata da una società non residente possa essere considerata stabile organizzazione della controllante.

 

 

1.2 Il potere “abituale” di concludere contratti a nome dell’impresa (elemento oggettivo)

L’ambito oggettivo richiede la presenza di due requisiti:

a)       il potere di concludere contratti;

 

b)       l’abitualità.

 

 

Il potere di concludere contratti prescinde dalla circostanza che in capo all’agente sussista o meno un formale potere di firma dei contratti stessi. Se una persona è autorizzata a negoziare tutti gli elementi e i dettagli che vincolano l’impresa estera, essa esercita i poteri nel proprio Stato, anche se il contratto è poi firmato da un’altra persona nello Stato nel quale l’impresa è situata.

In relazione all’abitualità il potere di concludere contratti per l’impresa deve essere esercitato ripetutamente e non in casi isolati.

 

In base al commentario OCSE la frase “potere di concludere contratti a nome dell’impresa” non va interpretata letteralmente, ma riguarda anche gli agenti che concludono contratti vincolanti per l’impresa anche se essi non sono formalizzati a nome dell’impresa.

 

è La Cassazione con la sentenza n. 3368/02, riprendendo il Commentario OSCE afferma, che “il potere di concludere contratti” non deve essere inteso nel senso di una rappresentanza diretta, ma comprende anche tutte quelle attività che abbiano contribuito alla conclusione di contratti, anche se gli stessi siano stati conclusi in nome dell’impresa.

 

 

 

 

 

 

 

2. Stabile organizzazione ai fini IVA

Mentre com’è stato sopra evidenziato per le imposte dirette si può avere una stabile organizzazione anche in assenza di un requisito materiale (una sede fissa in Italia), tipico caso della stabile organizzazione personale, ai fini IVA viene richiesto il duplice requisito e cioè:

 

-          l’esistenza di un soggetto dotato di poteri abitualmente esercitati che gli permettono di concludere contratti in favore dell’impresa estera;

-          una sede fissa di affari consistente o una organizzazione produttiva stabile (“centro di attività stabile”).

Alla presenza di entrambi questi requisiti la stabile organizzazione assume valenza non solo per le imposte dirette, ma anche per l’IVA.

 

 

3. Casi concreti di stabile organizzazione personale

Si propongono due casi concreti di inquadramento della stabile organizzazione personale:

 

3.1 Società italiana agente dipendente della società austriaca

 

-          Una società madre svizzera costituisce una società in Italia.

-          La società costituita in Italia assume dei dipendenti che svolgono esclusivamente l’attivitá di vendita di prodotti per una società austriaca, che è anche essa società figlia della società svizzera. La società costituita in Italia ha il potere di rappresentanza e di conludere contratti per la società austriaca.

 

-          La società italiana emette fatture con provvigione per le vendite realizzate in Italia alla società austriaca.

 

-          La società austriaca emette le fatture di vendita per prodotti direttamente dall’Austria ai clienti italiani.

La società italiana è una stabile organizzazione della società austriaca, poiché agisce in modo tale da non potere essere considerata un intermediario indipendente ed ha il potere, esercitato abitualmente, a concludere contratti in nome della stessa. Alla stessa conclusione si arriva, qualora ci fosse un diretto rapporto di partecipazione fra la società austriaca e la societá italiana.

 

3.2 Dipendenti operanti in Italia per una società tedesca

-          Una società tedesca assume direttamente dei dipendenti in Italia che svolgono esclusivamente l’attività di vendita di prodotti per questa società tedesca in Italia. Per potere assumere i dipendenti in Italia viene richiesto l’attribuzione di codice fiscale per la società tedesca. I dipendenti assunti in Italia hanno il potere di rappresentanza e di concludere contratti.

-          I contributi previdenziali e l’IRPEF per i dipendenti saranno versati in Italia.

-          La società tedesca emette le fatture di vendta per merci direttamente dalla Germania ai clienti italiani.

In tale caso la società tedesca realizza in Italia una stabile organizzazione personale con l’assunzione diretta dei dipendenti da parte della società tedesca.

 

4. Tassazione della stabile organizzazione

In linea generale ove contestato l’esistenza di una stabile organizzazione in Italia, alla stessa vanno attribuiti gli utili che si ritiene sarebbero stati da essa conseguiti se si fosse trattato di un’impresa distinta e separata svolgendo attvitià identiche o analoghe in condizioni identiche o analoghe e in piena indipendenza dall’impresa di cui essa costituisce una stabile organizzazione. L’obiettivo è, quindi, quello di individuare gli utili che un’impresa indipendente dalla casa madre conseguirebbe svolgendo le stesse attività della stabile organizzazione.

Il reddito della stabile organizzazione è determinato in Italia attraverso l’imputazione ad essa degli elementi reddituali, attivi e passivi, desumibili dalle scritture contabili disciplinante dalle norme interne. 

Si osserva che il metodo della determinazione del reddito della stabile organizzazione ripartendo con varie formule l’utile globale dell’impresa, secondo quanto previsto dal paragrafo 4 dell’art. 7 del Modello OCSE, non è utilizzato in Italia. Tale metodo è applicabile soltanto nel caso particolare di un accertamento relativo al reddito di stabili organizzazioni in Italia in caso d’omessa dichiarazione.

 

5. Contestazioni circa l’esistenza di una stabile organizzazione

Nella prassi, ove viene contestato l’esistenza di una stabile organizzazione, viene quasi sempre anche contestato che la stessa assume valenza ai fini IVA.

Le conseguenze, pertanto, in sede di accertamento sono devastanti:

-          viene contestato l’omessa tassazione del reddito realizzato dalla stabile organizzazione;

 

-          viene contestato l’omesso assoggettamento ad IVA del fatturato realizzato dalla stabile organizzazione;

-          viene contestato l’omessa tenuta della contabilità;
viene contestato l’omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi e dell’IVA.

Per tali motivi è fondamentale che il modello organizzativo in Italia viene ben inquadrato, evitando nella radice eventuali rischi di vedersi contestato l’esistenza di una stabile organizzazione “nascosta” sul territorio italiano.

 
 
 
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